Parigi 2001

PARISMARCHE LA DÉESSE?? OUI!!                                             

Viaggio avventura a Parigi di due DS

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Perché non andiamo a Parigi con le nostre Citroën DS, il prossimo anno?

Nasce così in un autogrill, di ritorno da un raduno nel settembre scorso, l’idea di affrontare un viaggio con le Citroën, con meta la capitale francese. Si decide di partire nel periodo pasquale per avere qualche giorno di ferie in più e, dopo tutti i controlli meccanici del caso, Gianni Marchetti con una DS 20 Pallas del 1974, Roberto Arduini e Gino Beneventi con la D Super 5 del 1973 e rispettive famiglie, il giorno 12 aprile 2001 si mettono in viaggio: destinazione Parigi.

Un po’ di preoccupazione ci assale, “Ce la faranno le nostre eroiche vetture con quasi trent’anni sulle spalle a percorrere i millecento chilometri che separano Reggio Emilia dalla Ville Lumière senza problemi?”. Dubbi rivelatisi illegittimi! Il viaggio procede tranquillo e in sole tre ore siamo al traforo del Fréjus, unica porta diretta, in questo periodo, per la Francia.

In terra d’oltralpe ci rendiamo subito conto cosa abbia significato e significhi “tuttora” quest’automobile per i francesi; siamo continuamente oggetto di sguardi meravigliati, gesti di approvazione, saluti, colpi di clacson. Automobilisti che ci affiancano e osservano le nostre auto scivolare sulle perfette autostrade francesi. Alle soste negli autogrill è un continuo formarsi di gruppetti davanti alle auto, e si intuiscono dai loro gesti i ricordi che la vista di questi modelli risveglia.

Colpisce anche che i giovanissimi si esaltino alla vista delle Dee. Le linee di questa vettura sono veramente intramontabili! Vicino a Lione la conferma: superiamo una colonna militare di giovani parà che si alzano dalle panchine dei camion e fanno un tifo da stadio per noi! Incredibile! Dopo alcune soste tecniche per rifornirci e rifornire di benzina verde la DS, che non ha modificato minimamente il rendimento delle nostre auto, alle diciannove e trenta siamo a Parigi!!

Il confort delle vetture, la rumorosità contenuta e le accoglienti poltrone ci fanno arrivare riposati, complice anche la temperatura piuttosto bassa. All’arrivo nella capitale siamo oggetto di venerazione anche da parte dei più impegnati taxisti, che alzano il pollice in senso di approvazione. La sera del Venerdì Santo debuttiamo con le auto agli Champs Élysées e qui è un’apoteosi. Non percorriamo più di venti metri senza raccogliere consensi, gesti e parole di ammirazione: “superbe”, “tres jolies”. Iniziano le domande sull’anno di costruzione, se i colori sono originali, ecc… Rispondiamo orgogliosi di essere al centro dell’attenzione, in una città che ha mille attrattive con cui distrarsi. Così sarà anche nei giorni seguenti, quando con le auto raggiungiamo tutti i punti nevralgici della città.

La domenica di Pasqua incontriamo finalmente un diessista parigino a bordo di una DS 20 Pallas del 1973 all’Arc de Triomphe, facciamo due chiacchiere affiancati nel traffico, poi ci lasciamo con un sorriso, complimenti reciproci sulle auto ed un “bon voyage â tout”.

A Montmartre, appena parcheggiato, tre negozianti escono e ci chiedono tutto sulle autovetture. Non c’è tregua! La sera attraversiamo tutta la città da est ad ovest e ad ogni boulevard c’è sempre un’auto che ci scorta per ammirare la Déesse sulle strade parigine. Questo ci fa capire che la città una volta patria è oggi orfana di queste auto. Siamo dovuti venire noi per risvegliare il ricordo di questo mito a quattro ruote!

Anche dall’Italia, però, riceviamo varie telefonate di amici diessisti. Con la scusa degli auguri pasquali vogliono sapere come sta andando “l’avventura”. Al racconto dell’entusiasmo che abbiamo trovato, si rammaricano di non essersi aggregati alla nostra spedizione.

Ripartiamo il diciasette aprile con ancora nelle orecchie e nel cuore la domanda di un francese:

“Marche la Déesse?? Oui!!”

Dopo la sosta a Fontainebleau, le auto ci regalano un altro viaggio confortevole e senza problemi.

Rimane un bellissimo ricordo di questa esperienza. Rientriamo consapevoli di essere possessori di un oggetto che riesce ad appassionare gente diversa, perché l’emozione di guidare una Déesse oggi, ancora più di allora, è un’emozione che supera le frontiere tracciate dall’uomo per raggiungere quelle dell’immaginazione.

 

Roberto Arduini         Gianni Marchetti

 

Aprile 2001